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08/11/2009 09:20

Sei lesbica o gay? "Cambia o brucia"

di Delia Vaccarello

"Cambia o brucia" "non avrai con maschio relazioni come  si hanno con  donna, è abominio": si apre così il video "Abomination" atto di accusa contro le terapie riparative americane che dà la parola agli  esperti e agli ex-pazienti. Il video, proiettato sabato 7 novembre al convegno "Omosessualità e psicoterapie" che si è tenuto a Roma, ha dato ai presenti lo spessore dell'odio e delle strategie messe in atto contro le persone omosessuali da organizzazioni pseudoscientifiche sostenute da gruppi conservatori. La telecamera inquadra una foto:  il volto sorridente di una giovane donna. Poi entra in scena la madre: "Nostra figlia ci rivelò di essere lesbica nel dicembre del 1988". Ha i capelli perfettamente pettinati, il mento volitivo e rigido, lo sguardo sofferente, ma freddo. "Non la presi affatto bene". Dice di essere una cristiana evangelica.  La madre racconta di aver detto alla figlia che avrebbe potuto aiutarla a farsi "mettere a posto".  E' stato il progetto di altri pazienti. Una donna lesbica dice: volevo essere etero, avere un compagno, relazioni sessuali, dei figli.  Un uomo  racconta di aver provato a cambiare i propri desideri per cinque anni. Un  giovane  si rivela ai genitori ma  subito li tranquillizza: ho trovato un gruppo che mi aiuta a cambiare,  è tutto ok.  La donna, l'uomo, il giovane troveranno il sorriso: la donna dirà di aver buttato venti anni della sua vita ma  poi le inquadrature la colgono felice della propria omosessualità. Così l'uomo. Il giovane si dirà finalmente liberato dalla lotta interna instillata dalle terapie riparative. La fotografia resterà muta.  Se nell'ambiente di Chiesa "mia figlia avesse dichiarato la sua omosessualità  non l'avrebbero più fatta cantare". La madre alla fine ammette: Dio ci ama incondizionatamente, io non sono stata in grado di amare così mia figlia". E' sempre lei a parlare. La figlia non può più farlo: si è tolta la vita.

Il video mostra gli attivisti di "Exodus International" pronti a reclamizzare "il cambiamento che Dio ha portato in loro".  Dio: come può essere un presupposto scientifico? Ad analizzare le radici  religiose delle terapie riparative è stato al convegno lo psichiatra Paolo Rigliano. "Le terapie riparative  poggiano su questo pensiero: nessuno è gay, essere gay non fa parte dell'ordine che il creatore ha previsto per il bene delle sue creature". Ne consegue che i comportamenti omosessuali sono considerati frutto di difetti nello sviluppo di individui che sono etero. "Neanche il pensiero nazista  era arrivato a negare l'esistenza degli ebrei". La riflessione di Rigliano mette l'indice sul "valore": "Sono valori quelli che allargano le forme di amore del paziente. Le terapie riparative tendono a porre un dissidio mortale dentro persone che si sentono  in trappola".  Quando i pazienti chiedono di diventare etero, ha affermato Vittorio  Lingiardi, professore di psicologia alla Sapienza, il terapeuta  ha il compito di interrogarsi sul  "perché un individuo vuole cambiare i propri desideri"; ha l'obbligo di assumere una posizione di ascolto, arrivando come ha sottolineato Marialori Zaccaria, presidente dell'Ordine degli psicologi del Lazio, "ad accecare la propria memoria e il proprio desiderio". Ecco perché, al fine di contrastare in Italia il danno delle terapie riparative, si attende che l'Ordine nazionale degli psicologi adotti linee guida che allertino i terapeuti sul peso del pregiudizio sociale nelle vite di gay e lesbiche.

 

 

 post precedente di presentazione al convegno

 

 

 

Lesbiche e gay possono essere felici? Cosa succede quando una società mette sotto accusa l'omosessualità e non l'omofobia? L'amore gay e lesbico continua a splendere di luce propria o viene inficiato dall'ostilità che circola nel contesto sociale e che può essere interiorizzata? Non a caso  la legge Concia, testo che prometteva un'aggravante di pena per i reati istigati dall'odio verso l'orientamento sessuale, è stata bocciata: nel corso della discussione ha prevalso "il sospetto" sull'amore tra persone dello stesso sesso equiparato a zoofilia e incesto. Sospetto  che non è solo dei politici. Se ne parlerà al convegno su "Omosessualità e psicoterapie" a Roma il 7 novembre negli spazi della Biblioteca Nazionale in viale Castro Pretorio.  "Tra i professionisti della salute mentale c'è ancora qualcuno che non si arrende a una concezione non patologica dell'omosessualità e all'idea che il "problema" da affrontare non sia l'omofobia, bensì l'omosessualità", afferma Vittorio Lingiardi, professore alla Facoltà di Psicologia della «Sapienza».  Un passo in avanti sarebbe cambiare il termine con "omonegatività" che ha  il pregio di mettere l'indice non tanto su una paura personale, ma su atteggiamenti di gruppo motivati da pregiudizi e disapprovazioni.  Ma a quale stress sono sottoposti lesbiche e gay bersagliati dall'ostilità? E cosa chiedono alcuni di loro quando cercano il sollievo nelle "terapie riparative"?  Bocciate più volte dall'Apa,  American Psychiatric Association, perché inutili e  dannose, tuttavia tali terapie "ritornano". Come è successo che, cassata nel ‘73 dal novero delle malattie mentali,  l'omosessualità viene rispolverata come oggetto di cura? A spiegare il procedere "da gambero" sarà  al convegno Jack Drescher, membro dell'Apa: un gruppo di medici riottosi alla svolta del '73 ha cercato e trovato appoggio nei conservatori sociali e religiosi americani.  Risultato: "il dibattito  clinico, che si pensava ormai risolto in ambito scientifico-professionale, è riemerso sotto forma di controversie nei media popolari e su internet". Un effetto riconoscibile in Italia anche in altri ambiti: pensiamo al tragico caso Englaro, sottratto alle analisi serie, e offerto ad arte dai "difensori della vita" alla "pancia" populista.

Così chi chiede al terapeuta di cambiare i propri desideri  può incontrare un esperto che non si interroga sul contesto in cui nasce la domanda e che finisce col comportarsi come un tifoso che invade il campo in cui il paziente sta giocando la partita per l'identità tifando per "la squadra"  etero.   Ecco perché in molti paesi sono state elaborate delle linee guida che gli psicologi sono tenuti a tener presente per la psicoterapia con pazienti lesbiche, gay e bisessuali:  "Essere consapevoli dei propri sistemi di credenze, dei propri valori, dei propri bisogni e limiti e dei loro effetti sul proprio lavoro" (APA, 1992, p. 1599); non trascurare gli effetti negativi del pregiudizio sociale e della discriminazione sulla salute psicologica e relazionale delle persone omosessuali.

E in Italia? "Ci auguriamo - dice Lingiardi - e ci muoveremo in questa direzione, che l'Ordine Nazionale degli Psicologi presto includa analoghe linee guida tra i suoi documenti".  Significativa in questo senso è la presenza al convegno di Marialori Zaccaria, presidente dell'ordine degli psicologi del Lazio, insieme a Gustavo Pietropolli Charmet, Tonino Cantelmi, Paolo Rigliano, Annie Bartlett. Ma le terapie riparative quanto male fanno? Il danno verrà mostrato dal documentario "Abomination", un titolo che è già un urlo: a parlare saranno i pazienti cosiddetti "ex gay". 

 

 

 

 

    • marietto
    • 20/11/2009 11:14

    Beh, ammetterete che in Italia non siamo messi così male... non dico che tutto va bene, ma istituzionalizzare una cosa del genere non verrebbe in mente a nessuno. Forse questo vale per tutta l'Europa. O sbaglio?

    • CESAR BRUNO (cesarbruno@libero.it)
    • 18/11/2009 16:19

    Cara Delia, sono un italiano residente a Villavicencio, Colombia, Sudamerica. Per me, la tolleranza e' un valore assoluto e non puo' avere delle eccezioni. La tolleranza e' verso chiunque sotto qualsiasi profilo sia diverso da noi, sia per razza, per nazionalita', per eta', per tendenze sessuali, per origini storiche, od altro. Tutti in qualche maniera tendiamo ad essere intolleranti. Chiediamo di non essere vittime dell'intolleranza ma spesso senza accorgerci siamo intolleranti verso altri. Vanno benissimo tutte le campagne per difendere chiunque si senta diverso dall'intolleranza, ma guardiamoci tutti dentro. Con sincerita' chi non ha mai detto o almeno solo pensato: QUELLI ... PROPRIO NON LI SOPPORTO, oppure QUELLE ... PROPRIO NON LE SOPPORTO?. Io l'ho fatto, e vi invito a tutti quanti a farlo, proviamo a vedere chi non sopportiamo, ed a partire da quel momento, cerchiamo di capirlo, cristianamente ad amarlo, ed a accettarlo come amico, come compagno di lavoro, come parente.

    • elvy
    • 18/11/2009 13:13

    Pensa che bello se a questo mondo ognuno potesse essere chi sente di essere e amare chi sente di amare! Certo, chi guadagna dal far apparire "malato" chi non lo è avrebbe smesso di fare i soldi.........

    • Gm
    • 16/11/2009 23:03

    Cara Delia,ho appena letto l'articolo di oggi.Le descrizioni degli omicidiarrivanoalla mente e al cuorecome una doccia fredda. Sdegno e rabbiaserrano le labbrache non trovano modo di esprimersi,se non attraverso una veglia.

    • Goodmorning
    • 16/11/2009 16:48

    Cara Delia,
    complimenti per l'articolo.
    E' agghiacciante il commento della madre,
    quando dice più o meno così:
    Dio ci ama di un amore incondizionato;
    io non ho saputo amare così mia figlia.
    La frase dopo che porta la notizia
    della figlia che si è levata la vita
    è una lama che entra dentro al petto,
    toglie il respiro.

    Grazie per regalarci questi momenti di riflessione,
    un abbraccio
    Goodmorning

    • Piergiorgio
    • 16/11/2009 12:17

    @Asdrubala: la psicoanalisi è l'esatto opposto dell'inquisizione. Ambisce al massimo a spiegare e interpretare la realtà, non certo a condannare o a definire ciò che è normale da ciò che non lo è. Quei due psicologi di cui sei è parlato non conoscono la loro materia o hanno deciso di fare politica, ma con la psicoanalisi hanno poco a che fare. Occorre anzi difendere la psicoanalisi da chi l'attacca proprio perché è un metodo fondamentale di studio dell'uomo che spesso ha dimostrato quanto siano UMANAMENTE NORMALI tanti comportamenti che le religioni o le leggi del presunto "buon costume" condannano.

    • Andrea
    • 15/11/2009 17:50

    il problema è che qui in Italia nessuno si accorge che c'è una urgenza strisciante, non è come in America, anche qui vogliono che cambi, che "eri gay", ma nessuno smachera con nomi e cognomi questi individui. per esempio, le cristoterapie, chi le fa?

    • Delia Vaccarello
    • 12/11/2009 22:42

    cari e care, scusate il ritardo della pubblicazione ma per un po' non ho visto i vostri commenti, cioè non mi risultava ci fossero, poi sono apparsi! Il video "Abomination" è notevole, io per questioni di spazio ne ho dato pochi elementi nell'articolo che leggete, al quale però adesso lego altre info in tema. Oggi ho avuto il piacere di apprendere che potrebbe essere inserito nella rassegna di film da Sodoma a Hollywood http://www.tglff.com/ mche si tiene a Torino e giunge quest'anno al 25esimo compleanno

    • claudiotta
    • 11/11/2009 21:52

    sempre da "Italia sul 2" i due "medici psicologi" aggiungevano che la decisione di "depenalizzare" l'omosessualità da malattia sia stata per la pressione dell'opinione pubblica omosessuale americana sui medici (!!!)..... e che quell'uomo che aveva raggiunto il successo nella vita profesionale e familiare, voleva togliersi anche lo sfizio di provare la relazione con un uomo, dopo la bella moglie(!!!)...
    Bella analisi approfondita e circostanziata!
    Purtroppo a questi due psicologi sembra non è stato mai spiegato niente sull'istinto sessuale, sull'identita di genere e sull'identità sessualità. Ne si siano documentati di recente sui libri o con altri psicologi.
    Bei medici sono accreditati presso la RAI di questi tempi

    • claudiotta
    • 11/11/2009 21:40

    Qualche giorno fa a "Italia sul 2" sul tema uomini sposati che scoprono di amare altri uomini 2 supposti psicologi e 1 tuttologa discutevano sul tema. La tuttologa diceva il suo sconcerto per la moglie che accettava la situazione del marito che amava anche un uomo definendola "malata" . Rinforzava un "psicologo" dicendo che si è eterosessuale o omosessuali, ma non si può essere bisessuali "è da malati", l'altro in compenso diceva che l'omosessualità è passata solo di recente dalla malattia alla "normalità" e che lui è costretto a seguire queste nuove regole.
    Sembra che in televisione la regola sia fare audience dicendo, confutando, confondendo tutto e tutti a vantaggio di "chi tiene la mano sulla culla" e sulla coscienza degli altri.
    tutto cio mi ricorda la canzone di Ligabue ".....di un pò tu come mi vuoi .....sono vivo abbatanza sulla mia strada".

    • patrizia ciccia
    • 11/11/2009 16:20

    sabato, scorso Liliana mi si avvicina, l'unità in mano aperta alla pagina del tuo articolo, si sistema l'apparecchio acustico e mi dice:"spiegami un pochino che vuol dire? dice forse che siete malati?" Liliana ha ottantacinque anni, è la madre della mia compagna. Lei sa cosa vuol dire scendere in piazza per conquistare il diritto al lavoro, lei è una compagna, nell'immediato dopoguerra è stata in carcere per tre giorni,perchè durante una manifestazione di portuali si è difesa con la sua borsetta contro i manganelli dei poliziotti. da pochi mesi a liliana è stato chiarito il rapporto tra me e sua figlia, ed allora ha iniziato a prestare maggior attenzione ai fatti che riguardano "il nostro problema" come dice lei. non penso che la nostra società voglia mettere sotto accusa l'omosessualità, credo, piuttosto che si stiano perdendo tutte le conquiste poco alla volta, pezzo per pezzo, fatte dagli anni settanta ad oggi. parlo di conquiste di autoscienza e di consapevolezza di sè. penso che avremmo potuto proprio come lesbiche dare un modello nuovo alla società, modello nuovo di vivere la coppia e invece abbiamo solo ripercorso i vecchi modelli etero ormai in crisi e in decadimento. penso, che non mi si possa proporre come grande conquista per i diritti degli omosessuali, un film come "viola di mare",a mio parere film mediocre con una storia poco credibile che nulla di nuovo apporta. ognuno di noi dovrebbe lì dove si trova, fare propri gli spazi e gli argomenti, per affermare il proprio vissuto e portarlo avanti come esempio. riaprire un confronto che permetta alle vecchie e alle nuove generazioni di ritrovare il se tra gli altri.

    • isaroseisarose
    • 11/11/2009 08:32

    Cara Delia, sai se il documentario "Abomination" sarà reso disponibile in rete?

    • Asdrubala
    • 10/11/2009 20:32

    Diciamolo una volta per tutte: dopo l'inquisizione (gente mandata al rogo nuda, con un pezzo di legno in bocca per non farli parlare sul patibolo - Giordano Bruno insegna), i tempi erano oramai maturi per cambiare "strategia". Così nacque la psicoanalisi e suoi derivati. Che cosa, cosa dovremmo aspettarci da questa cosiddetta "scienza" nata per immolare coloro che non si adeguavano e non si adeguano ai famigerati parametri culturali? Suvvia! E' oramai decaduta. Oramai sepolta. Oramai finita. Nata nell'800. PURTROPPO, ancora oggi se ne fa uso; laddove conviene; laddove non si vuol prendere atto della realtà del XXI secolo. Il caso vuole che faccia comodo a seconda dei governi che la utilizzano per "dare delle spiegazioni" alla GGGente. Comunque, se vi va, leggete la vita di Freud (il cui amante si chiamava Wilhelm Fliess). Per non dire della figlia di Freud, ANNA, scienziata anche Lei (sul ramo del padre) e amante di Dorothy Tiffany Burlingham (insieme vissero una relazione che durò 54 anni) Fate voi.Asdrubala

    • Doris
    • 10/11/2009 20:05

    Non c'è dubbio che per qualcuno anche la scienza rimane un atto di fede

    • patrizia ciccia
    • 10/11/2009 18:47

    sabato, scorso liliana mi si avvicina l'unità in mano aperta alla pagina del tuo articolo, si sistema l'apparecchio acustico e mi dice:"spiegami un pochino che vuol dire? dice forse che siete malati?" Liliana ha ottantacinque anni, è la madre della mia compagna. Lei sa cosa vuol dire scendere in piazza per conquistare il diritto al lavoro, lei è una compagna, nell'immediato dopoguerra è stata in carcere per tre giorni,perchè durante una manifestazione di portuali si è difesa con la sua borsetta contro i manganelli dei poliziotti. da pochi mesi a liliana è stato chiarito il rapporto tra me e sua figlia, ed allora ha iniziato a prestare maggior attenzione ai fatti che riguardano "il nostro problema" come dice lei. non penso che la nostra società voglia mettere sotto accusa l'omosessualità, credo, piuttosto che si stiano perdendo tutte le conquiste poco alla volta, pezzo per pezzo, fatte dagli anni settanta ad oggi. parlo di conquiste di autoscienza e di consapevolezza di sè. penso che avremmo potuto proprio come lesbiche dare un modello nuovo alla società, modello nuovo di vivere la coppia e invece abbiamo solo ripercorso i vecchi modelli etero ormai in crisi e in decadimento. penso, che non mi si possa proporre come grande conquista per i diritti degli omosessuali, un film come "viola di mare",a mio parere film mediocre con una storia poco credibile che nulla di nuovo apporta. ognuno di noi dovrebbe lì dove si trova, fare propri gli spazi e gli argomenti, per affermare il proprio vissuto e portarlo avanti come esempio. riaprire un confronto che permetta alle vecchie e alle nuove generazioni di ritrovare il se tra gli altri. patrizia ciccia


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