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persone trans viste da fuori

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di Delia Vaccarello

Da studente si chiamava Vito. "Sulla porta c'è sempre il suo nome da uomo e mi viene in mente che l'equivalente femminile è Vita". È una delle storie raccolte in "Ladymen"  (Falzea editore) di Isabella Marchiolo. A guardare la realtà trans con "occhi di donna" è una "giornalista eterosessuale che vive in Calabria", come dice di sé l'autrice impegnata in una inchiesta che mischia i generi raccogliendo testimonianze, dati, notizie, dichiarazioni e  notazioni personali. Si parte dal fenomeno della prostituzione transessuale. Spezzando l'equivalenza diffamante che vuole ogni persona trans fornire prestazioni sessuali, l'autrice lancia l'allarme: "per l'organizzazione Transgender Europa ogni tre giorni nel pianeta una persona transessuale viene uccisa"". Da noi è buio fitto: secondo i dati della Cgil Nuovi diritti, l'Italia è l'unico paese in cui negli ultimi due anni i delitti di odio ai danni di gay e trans non sono diminuiti. "Il numero di vittime in rapporto alla popolazione costituisce un primato assoluto che surclassa persino la transfobica America". Marchiolo indaga la paura che attraversa ancora l'opinione pubblica, un terrore che spesso  nasconde desideri di trasgressione. Attraverso le parole di Eva Bellocci, 28 anni, che si prostituisce a Cosenza, scrutiamo il mercato del sesso trans nel Meridione: "pesce piccolo ma redditizio", "corpi nuovi ogni settimana e minacce a chi potrebbe contrastare il dominio degli sfruttatori". A fare la guerra è la piccola malavita violenta che controlla il territorio, mentre la ‘ndrangheta ha "cose più grosse a cui pensare". Degli uomini Eva "conosce la sessualità bifronte", testimonia che quando si spogliano le chiedono "di farli sentire donne". Un desiderio che l'autrice ben rappresenta nel capitolo dedicato al cliente alle prese con un desiderio inedito, che gli fa battere il cuore, che lo svela a se stesso, e che lo inchioda a una parte femminile fino ad allora inconfessata: "Lei preme e anche tu, per miracolo, finalmente diventi donna". Leggendo non si può non pensare alle tante violenze  sulle donne di cui parla la cronaca recente, fenomeno che va associato anche al desiderio di tanti uomini di prenderne il posto. Un desiderio represso, consumato nella cornice di una doppia vita e non alla luce del sole, e dunque sorgente di aggressività. "Ladymen" racconta anche di stiliste, presidenti di associazioni,  di ex compagni di scuola in transizione osservati dagli "altri" con occhi che non riescono a snebbiarsi. "E' come se io potessi solo cercare tracce ereditarie del mio amico Vito, come se lui fosse il figlio di se stesso", dice la voce narrante dinanzi alla persona trans che ora si chiama Vita. E Vita, con lucida ironia, risponde: io mi sento per voi che mi avete conosciuto "prima" come "il cartellino di una casistica della sfiga": c'è chi ha il fidanzato attempato, chi è lesbica, chi è trans... e' pronto l'elenco delle "sfortune" affibbiate ai presunti diversi dai  "normali" che si credono tali. Ladymen è un libro che, sfiorando in alcuni punti la confusione e la retorica, ha il pregio di illuminare sulla percezione sociale della transessualità.  Parla anche di ftm (cioè female to male, femmine che sentono di appartenere al genere maschile), racconta di Daniele, che è nato donna, e che per anni viene bloccato nel suo bisogno di transizione perché il chirurgo a cui si è rivolto dice che i genitali non potrà mai averli come li desidera. Dice "che non sarà mai un uomo come gli altri". E invece essere uomo ed essere donna  per le persone trans vuol dire "adeguare" il corpo. Il genere è dettato da come ci si sente dentro.

5 agosto 2010
 
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